Molto da farsi perdonare, molto più per farsi rimpiangere

Ne abbiamo discusso così a lungo, per così tanto tempo ci siamo chiesti come sarebbe stato che quando è arrivato quasi non ce ne siamo accorti. Così il dopo Berlusconi si è fatto strada nel paese e nel centrodestra come quelle cose lungamente attese che ci sorprendono al loro arrivo. Non è cominciato con il voto delle amministrative e neppure con il Rubygate, forse bisogna risalire alla cacciata di Gianfranco Fini così testardamente pretesa e così improvvidamente concessa. di Giancarlo Loquenzi, giornalista Leggi tutti gli interventi
16 AGO 20
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Non è cominciato con il voto delle amministrative e neppure con il Rubygate, forse bisogna risalire alla cacciata di Gianfranco Fini così testardamente pretesa e così improvvidamente concessa. Ma se solo si smette di guardare al giorno per giorno della politica e ci si scuote dal suo tran-tran, si vede a occhio nudo che la fase in cui siamo è già quella del dopo. E non si torna indietro: non ci sarà una riconquista dello spirito del ‘94 per lo stesso motivo per cui Berlusconi non tornerà ad avere 58 anni.
Oggi il centrodestra – a voler mettere da parte ogni bon ton – sembra la Libia dopo Gheddafi. Una risorgenza di tribù non più tenute insieme dalle minacce e dalle blandizie del rais, in quel supremo esercizio di leadership che ha consentito l’esistenza della Libia come l’abbiamo conosciuta.
Ovviamente il paragone con Gheddafi è meglio fermarlo qui, anche perché di Berlusconi siamo tutti beatamente liberi di sentirci stanchi. Ma viene la tentazione di estenderlo sul fronte avversario. A quel vento di arrogante umanitarismo che ha fatto gridare tutti in coro: “Vattene!” all’indirizzo del Cav. dopo il voto dei ballottaggi, alla retorica mielosa delle “città liberate” e della nuova Italia che avanza.
E’ forse troppo tardi per fermare il ciclo che annuncia il ritorno dei professionisti del potere, dei seri, dei saggi e degli onesti di sempre. Non basta un segretario nuovo di pacca né le primarie all’americana; non basta la riforma fiscale e neppure quella della giustizia.
Berlusconi, tra cose fatte e non fatte, ha molto da farsi perdonare e per questo una sconfitta politica è nell’ordine delle cose. Li lasci vincere anche solo per un po’, e metta il suo partito nelle condizioni di depurarsi dalle tante tossine accumulate in anni di governo. Una bella traversata del deserto dove regge chi ha buona lena e spirito di sacrificio.
Sarà una bella sconfitta e non durerà a lungo perché Berlusconi, tra cose fatte e non fatte, ha molto di più per farsi rimpiangere.
di Giancarlo Loquenzi, giornalista